Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

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La dipendenza affettiva

dip-affUn articolo fatto molto bene, semplice, comprensibile e completo che riporto per le mie pazienti, perchè arrivino loro le mie parole e quelle di qualcun altro per aumentarne la consapevolezza.

“Una premessa è d’obbligo quando si parla di dipendenza affettiva: ognuno di noi è dipendente in qualche misura dagli altri, tutti noi abbiamo bisogno di approvazione, empatia, di conferme e ammirazione da parte degli altri, per sostenerci e per regolare la nostra autostima.

La vera indipendenza non è né possibile né auspicabile. Ma la dipendenza affettiva può raggiungere una forma così estrema da diventare patologica.

In questi casi la persona non è in grado di prendere delle decisioni da sola, ha un comportamento sottomesso verso gli altri, ha sempre bisogno di rassicurazioni e non è in grado di funzionare bene senza qualcun altro che si prenda cura di lei (G. O. Gabbard, 1995).

Le persone dipendenti sono schive e inibite, quando sono sole si sentono indifese: vivono nel terrore di essere abbandonate e sono letteralmente sconvolte quando qualche relazione stretta finisce.

Per farsi ben volere sono disposte a fare cose spiacevoli e degradanti e, pur di stare nell’orbita dell’altro, possono accettare situazioni per chiunque intollerabili (Lingiardi V., 2005).

  • Cos’e’ la dipendenza affettiva?psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per la dipendenza affettiva, cosa è la dipendenza affettiva, quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva, come si mostra la dipendenza affettiva, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con una dipendenza affettiva, cosa fare per la dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva e’ una condizione relazionale negativa che e’ caratterizzata da una assenza cronica di reciprocità nella vita affettiva e nelle sue manifestazioni all’interno della coppia, che tende a stressare e a creare nei “donatori d’amore a senso unico” malessere psicologico o fisico piuttosto che benessere e serenità.

Tale condizione, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere interrotta per ricercare un nuovo stato di serenità. Qualora ciò risulti impossibile si e’ soliti parlare di “dipendenza affettiva”.

  • Quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva dal partner?psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per la dipendenza affettiva, cosa è la dipendenza affettiva, quali sono le caratteristiche delle persone con una dipendenza affettiva, come si mostra la dipendenza affettiva, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con una dipendenza affettiva, cosa fare per la dipendenza affettiva, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma

– Una prima caratteristica della dipendenza affettivae’ la difficoltà a riconoscere i propri bisogni e la tendenza a subordinarli ai bisogni dell’altro.

L’amare l’altro diventa spesso una forma di sofferenza; il benessere emotivo, a volte anche la salute e la sicurezza, vengono messi a repentaglio per il benessere dell’altro.

Troppa energia vitale e’ impiegata nell’amare o nel ricevere amore e approvazione, poca ne rimane per attività autodeterminate, rivolte al raggiungimento di obiettivi precisi.

Le persone con difficoltà affettiva non riescono a prendersi cura di sé, a creare degli spazi per la propria crescita personale perché sempre prese, in quel momento, da qualche problema del partner che richiede la loro attenzione e la loro energia vitale.

– La seconda caratteristica è un atteggiamento negativo verso il Sé, per cui si ha un pensiero del tipo: “io sono cattivo, gli altri sono buoni, mi trattano male per colpa mia, devo cercare di accattivarmeli” (M. Selvini Palazzoni, S. Cirillo, M. Selvini, A. M. Sorrentino, 1998).

Queste persone soffrono di un profondo senso di inadeguatezza.

Sono convinte che per essere amate devono sempre essere diligenti, amabili, sacrificarsi per l’altro per poter ricevere il suo amore. Anche quando questo vuol dire farsi male.

– Un’altra caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse.

Chi soffre di dipendenza affettiva è ossessionato da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche.

Queste persone ritengono che occupandosi sempre dell’altro la loro relazione diventi stabile e duratura.

Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura “amplificato”. Non ci si rende conto che l’amore richiede onestà e integrità personale perché l’amore e’ un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano.

Gli affetti che comportano paura e dipendenza, tipici della dipendenza affettiva, sono invece destinati a distruggere l’amore.

– Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata e’ irraggiungibile per colui o colei che ne dipende.

Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza affettiva si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti, la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di Sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro risolvibilità.

Quello che incatena nella dipendenza affettiva e’ l’ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela.

La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.

  • Ma è proprio vero amore?psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per le dipendenze affettive, cosa sono le dipendenze affettive, quali sono le caratteristiche delle persone con problemi di dipendenze affettive, come si mostrano le dipendenze affettive, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, cosa fare per le dipendenze affettive, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma

La dott.ssa Norwood nel suo libro “Donne che amano troppo” risponde con molta chiarezza a questa domanda:

“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.”

L’amore dipendente, conseguentemente, si mostra con le seguenti caratteristiche:psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per le dipendenze affettive, cosa sono le dipendenze affettive, quali sono le caratteristiche delle persone con problemi di dipendenze affettive, come si mostrano le dipendenze affettive, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, cosa fare per le dipendenze affettive, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma

  • è ossessivo e tende a lasciare sempre minori spazi personali
  • è basato su continue richieste di assoluta devozione e di rinuncia da parte dell’amato
  • è caratterizzato da una tendenza a ripiegarsi su se stesso e a chiudersi alle esperienze esterne per paura del cambiamento e per la necessità di mantenere fermi alcuni punti certi, soffocando qualsiasi desiderio o interesse personale in nome di un amore che occupa il primo posto nella propria vita

Due caratteristiche epidemiologiche importanti della dipendenza affettiva sono:psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per le dipendenze affettive, cosa sono le dipendenze affettive, quali sono le caratteristiche delle persone con problemi di dipendenze affettive, come si mostrano le dipendenze affettive, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, cosa fare per le dipendenze affettive, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma

  • l’alta incidenza nella popolazione femminile, al punto da stimare che il fenomeno sia al 99% diffuso in questa fetta della popolazione (Miller, 1994) in molti paesi del mondo
  • la tendenza ad associarsi a disturbi post-traumatici da stress, per cui in genere questa forma di dipendenza si osserva in persone che hanno anche vissuto abusi o maltrattamenti, un aspetto che fa pensare che siano stati tali eventi a far sviluppare forme affettive dipendenti

Alcune caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con una dipendenza affettiva (Norwood, 1985): psicologo psicoterapeuta a roma per psicoterapia per le dipendenze affettive, cosa sono le dipendenze affettive, quali sono le caratteristiche delle persone con problemi di dipendenze affettive, come si mostrano le dipendenze affettive, caratteristiche delle famiglie in cui sono cresciute le persone con dipendenze affettive, cosa fare per le dipendenze affettive, terapia per le dipendenze affettive a roma, studio di psicoterapia psiconauti a roma

  • Famiglie in cui i bisogni emotivi non vengono riconosciuti. Il bisogno di affetto e amore vengono trascurati, ma cosa più invalidante, vengono ignorate le percezioni e i sentimenti dell’individuo fin dall’infanzia, che di conseguenza tende ad adattare le sue percezioni a quello che gli viene detto dalle sue figure di riferimento. Gli esiti sono la perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie percezioni, che da adulti comporta l’incapacità a discernere tra le situazioni e/o le persone che possono arrecare danno.
  • Presenza di violenza tra i genitori e/o tra genitori e figli.
  • Comportamento sessuale scorretto da parte di un genitore verso una bambina o un bambino, che può andare dalla seduttività fino all’abusosessuale.
  • Presenza costante di litigi e tensioni.
  • Lunghi periodi di tempo in cui i genitori rifiutano di parlarsi tra loro.
  • Un genitore incapace di avere rapporti normali con altri membri della famiglia e che li evita di proposito, dando loro la colpa del suo isolamento.
  • Abuso di alcol o di altre droghe.
  • Genitori in competizione tra loro o con i loro figli.
  • Comportamenti compulsivi, bisogno irresistibile di continuare a mangiare, lavorare, pulire, giocare d’azzardo, spendere, ecc. Questi comportamenti coatti sono come droghe, processi patologici progressivi; tra i molti effetti dannosi, distruggono e impediscono contatti sinceri e intimità nella famiglia.
  • Genitori che hanno atteggiamenti o valori conflittuali o manifestano comportamenti contraddittori l’uno in competizione con l’altra per ottenere la complicità dei bambini.
  • Estrema severità in fatto di denaro, religione, lavoro, uso del tempo, manifestazioni di affetto, sesso, politica ecc.. Una qualsiasi di queste ossessioni può precludere i contatti e l’intimità, perché non si dà importanza ai rapporti, ma all’obbedienza alle regole.

Le famiglie disturbate possono avere problemi diversi, ma tutte hanno in comune un effetto sui figli: sono tutti bambini in qualche modo sminuiti nella loro capacità di comprendere i sentimenti propri e altrui e di mettersi in relazione con gli altri.

COSA FARE PER LA DIPENDENZA AFFETTIVA:

1.Il primo passo verso il superamento del problema è riconoscere di avere un problema.

2.Cercare l’aiuto di un valido psicoterapeuta.

3.Considerare la propria salute e il proprio benessere una priorità su tutto il resto.”

fonte: http://www.psiconauti.it/Dipendenze_Affettive.aspx

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L’ARTE del PARLARE IN PUBBLICO

stage frightUn pensiero dopo il corso del Public Speaking di Francesca Lafasciano svolto nel 2012.

“Da allieva a docente nell’arte della comunicazione ESSENZIALE

Parlare in pubblico è un’arte di cui ci si riappropria. E’ dentro di noi da sempre, e nel momento in cui recitiamo a memoria una poesia da bambini su una sedia o su un tavolo apprendiamo quanto siamo in grado di farlo o meno. Basterà che una persona significativa ci inciti o ci faccia notare gli errori che stiamo commettendo che il feedback su noi stessi modificherà le credenze e le successive performance. Quel qualcuno, ci insegnerà a ripeterci, a sua insaputa, frasi come “non ce la posso fare”, “è difficile”, “ora mi impappino”, “balbetterò”, “mi ammutolisco”, “farò una brutta figura” e tutte queste frasi diventeranno un mantra dietro cui nascondersi e di fronte al pubblico ci difenderemo dicendo “io sono timido”. Accade poi nella vita che GRAZIE A QUALCUN ALTRO, possiamo sostituire queste credenze con nuove, che si muovono partendo da  “PERCHE’ NO?”, “NON VEDO L’ORA DI FAR VEDERE AL MONDO CHI SONO E COSA HO DA DIRE”, “SONO CERTO CHE SARANNO INTERESSATI”, “IO VADO, POI VEDIAMO CHE SUCCEDE”.

Anche se parlassimo del meteo, la differenza la farebbe quanto crediamo in ciò che stiamo dicendo. Per imparare a crederci anche noi, Roberto Poggiolini ed il Public Speaking fanno al caso nostro: una esperienza incredibilmente profonda e divertente, nella quale imparare a dare il giusto peso alle critiche, apublic speaking valutare cosa accade alle nostre emozioni ed a trasformare il dialogo interiore da sabotatore ad incitatore!

Proprio grazie alla guida sicura e competente di Roberto, ho ripetuto a me stessa tempo fa, alla fine di un corso come questo: “Io sono il capitano della mia Anima” e così è stato da quel momento in poi! Non avevo idea quante sorprese mi avrebbe riservato ‘buttarmi consapevolmente nella mischia’. A poco a poco iniziavo a comprendere di essere portata per la psicologia e per il mondo della psicoterapia ed ho iniziato un percorso presso la IKOS, una Scuola che da quasi 30’anni approfondisce e fa del ‘formare professionisti etici’ il proprio leit motiv. Questa stessa Scuola poteva consentirmi di andare oltre: passare da allieva a trainer, da trainer ad allieva, cambiando abito e mantenendo i miei valori ed il valore di me stessa finalmente scoperti!

Seguo con passione chi si approccia ad iniziare un percorso personale e professionale, li affianco e lascio che ciò che ho appreso in questi anni possa giungere loro in modo coerente dopo averlo sperimentato sulla mia pelle.

Il Public Speaking mi ha insegnato COME DIRE le cose, la Scuola Quadriennale di Psicoterapia Integrata ed i tanti corsi frequentati alla IKOS mi hanno insegnato COSA DIRE, la scoperta del mio potenziale mi ha insegnato COME ESPRIMERE ME STESSA IN MODO CONGRUENTE.

fra microfonoStrada facendo, ho intrecciato fili e storie d’oro, d’argento e di arcobaleni al punto tale da unire il sapere all’agire per generare benessere e procurare i mezzi utili a scoprire il valore che c’è in ognuno. L’ho fatto anche grazie a tante voci ospiti nazionali ed internazionali di IKOS come: PATCH ADAMS, ROBERT DILTS, STEPHEN GILLIGAN, CONSUELO CASULA, alcuni membri della comunità scientifica internazionale di Ipnosi tra cui BETTY ALICE ERICKSON, figlia del più grande ipnoterapeuta del nostro tempo, BERT HELLINGER, WILFRIED NELLES, VICTORIA SNEH.

Il mondo della comunicazione con sè stessi è un oceano ma se non hai i giusti mezzi per sondarlo rischi di restare fermo. E allora auguro a tutti di trovarli. Un corso è un passo.”

 

Per info su corsi organizzati in Puglia visita

http://www.pnlt.it/index.php/2016/11/22/larte-del-public-speaking-16-17-18-dicembre-2016/

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Trema l’anima: Psicologia dell’emergenza

statua-destrutt-XSmall-300x210Ricevo molte mail interessanti dalla comunità psicologi o aggiornamenti sulla formazione possibile per essere sempre aggiornati su ciò che serve per essere sempre al passo con i tempi e soprattutto per essere d’aiuto ai nostri pazienti. Questa volta condivido un articolo tratto dal sito www.opsonline dal titolo: Modalità di intervento in psicologia dell’emergenza di Viviana Santorum ringraziando i colleghi.

Mi sono sentita toccata da vicino dagli eventi come il disastro ferroviario pugliese, i terremoti in italia in questi ultimi mesi. Sento la necessità anche io di essere preparata ad affrontare eventi fortemente traumatici, che scuotono l’anima e che cambiano ogni cosa visìbilmente ed invisibilmente, dove si stabilisce un prima ed un dopo in modo esplicito ed evidente. Sono abilitata come primo livello di EMDR, una meravigliosa tecnica ideata da F. Shapiro, psicoterapeuta americana, nel 1987 ed usata per il trattamento di traumi particolarmente intrusivi e che, mediante l’utilizzo dei movimenti oculari rapidi o di un tapping da svolgere sulle mani o sulle spalle a seconda dell’età del paziente, attiva una comunicazione tra l’emisfero cerebrale destro e quello sinistro, permettendo la liberazione della rete neurale dell’evento traumatico, rimasto bloccato a causa dello shock in seguito all’evento stressante.

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Zona di comfort: i limiti nella mente

zona-di-comfortTrattiamo in questo articolo della zona di comfort.

Uso qualche definizione tratta da http://annaconforti.blogspot.it e poi approfondisco il tema con una riflessione personale di un interessante video esplicativo di cosa sia la zona di comfort

‘”La Comfort Zone nella psicologia comportamentale è una condizione mentale di sicurezza, dove tutto è rassicurante, noto; dove ti muovi a tuo agio, senza grandi sorprese”.
E’ una condizione mentale, non un ambiente fisico, in cui la persona agisce in uno stato di assenza di ansietà, con un livello di prestazioni costante e senza percepire un senso di rischio. In altre parole, una condizione di familiarità, confidenza e sicurezza in cui la persona si trova completamente a proprio agio, senza percepire rischi o pericoli.
La “zona di conforto” può essere tante cose diverse. Dipende da come

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W.Nelles: costellazioni per l’ integrazione del se’ e le fasi della vita

staff ikos e nelles

lo staff IKOS e W. Nelles

  “Accettare la vita così come è”

  Inizia cosi il seminario condotto da Wilfried Nelles, terapeuta sistemico e consulente della coppia e aziendale,    psicologo, che ha lavorato per oltre dieci anni nella ricerca prima di specializzarsi in psicoterapia e che dal 1996   applica il modello di Bert Hellinger per le costellazioni sistemiche familiari.

Inizia il suo seminario, presso la IKOS AgeForm di Bari. Un viso sereno, con un sorriso dalle mille sfumature.

Ci parla del suo lavoro che ha chiamo “self integration process” attraverso il quale le persone riprendono piena consapevolezza di se

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Possa tu essere…

FIORE DI LOTOPossa oggi esserci pace interiore. Possa tu credere che tu sei esattamente dove dovresti  essere. Possa tu non dimenticare le infinite potenzialità che sono fonte di fiducia in te stesso e  negli altri

Possa tu usare i doni che hai ricevuto, e trasmettere l’amore che ti é stato dato.

Possa tu essere soddisfatto di te

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G. Rizzolatti parla dei Neuroni Specchio_2014

Dal sito di rai due ho recuperato l”intervista di Fabio Fazio allo scienziato italiano coordinatore del gruppo di scienziati che nel 1992 ha scoperto l’esistenza dei “neuroni specchio”, cellule motorie del cervello che si attivano sia durante l’esecuzione di movimenti finalizzati, sia osservando simili movimenti eseguiti da altri individui.

Il tema è stato affrontato anche in altre occasioni, decidete se approfondire…attraverso questo video.

Buona visione, buon lavoro a me !!!

 

clicca di seguito:  Rizzolatti, premio nobel, parla dei neuroini specchio

 

Fonte: www.rai.tv

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