la dottoressa Lafasciano svolge attività di psicologo a bari

Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

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Questione di Identità


Un giovane di nome Naresh incontrò un santo. Il santo gli chiese chi fosse,

e il giovane rispose:<<Sono Naresh>>.

<<Chi sei?>> rispose il santo.

Naresh, pensando che il santo non lo avesse udito, disse:<<Mi chiamo Naresh>>.

<<Sì, ma chi sei ?>>.

Perplesso, Naresh rispose:<<Mio padre si chiama Ram Dutta. Vivo a Delhi.

Faccio il ragioniere>>.

<<Sì, ma chi sei ?>> continuò il santo.

Il giovane si spremette le meningi per capire quella domanda. Il santo era

forse duro d’orecchi ? O stava diventando vecchio e un po’ senile ?

<<Beh, se non lo sai,>>disse il santo con un sorriso<<forse è bene che tu sia

venuto da me>>.

A questo punto il giovane rimase completamente sconcertato! Sentiva però

una certa pace in presenza del santo e quindi tornò molte volte da lui, pur

senza sapere veramente il perché. Un po’ alla volta, cominciò a riflettere:

<<Posso davvero definire me stesso in un modo così limitato, ad esempio

dicendo che sono un ragioniere?>>Cominciò a pensare:<<Io non sono ciò che

faccio. Sono un giovane con molti interessi, incluso quello di fare visita a questo

santo, anche se lo faccio per ragioni che non comprendo pienamente>>.

<<Chi sei?>> gli chiese nuovamente il santo, un giorno. A quel punto, il vecchio

apparve al giovane non solo perfettamente normale, ma perfino saggio.

<<Non so chi sono veramente>> disse Naresh.

<<Adesso va meglio!>> esclamò il santo.<<Allora pensaci di nuovo. Chi sei?>>

Bene, rifletté il giovane. Ho un nome, una famiglia, un domicilio. Ma sono

davvero una qualunque di queste cose ? All’improvviso ebbe questa rivelazione:

<<Sono un’anima in cerca di se stessa!>>. Il suo corpo era ancora giovane, ma

sapeva che col tempo sarebbe invecchiato. Anche adesso, nel suo intimo, egli

era la stessa persona che era stato da bambino. Il corpo era cambiato, ma lui

no. Quindi non era il corpo.

Continuò a riflettere. La sua comprensione era cambiata da quando aveva

incontrato il santo, ma nel suo intimo era ancora lo stesso. La sua personalità

era cambiata, ma qualcosa nella sua coscienza era rimasto immutato.

Lentamente comprese che lui, proprio lui, era un punto di percezione interiore

dal quale si limitava ad osservare quei cambiamenti, senza però definire se

stesso in base a essi.

Ciò che cambia, comprese, non può essere ciò che sono. Io sono quel qualcosa

dentro di me che rimane immutato, che semplicemente osserva il cambiamento.

Così, giunse ad identificarsi sempre più con la sua anima.

Un giorno disse al guru:<< So chi sono, ma non ci sono parole con cui io possa

parlarne>>. Il santo, nell’udire questo, si limitò a sorridere. Più tardi disse:<<Ora che ti mancano le parole, c’è così tanto che possiamo dirci!>>

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