la dottoressa Lafasciano svolge attività di psicologo a bari

Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

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Glossario e differenze: Terapia e Counseling

Glossario trovato aprendo un link dell’articolo IEO: aiutiamo i malati a decidere. L’oncologia scopre il Counseling consultabile sul sito http://affaritaliani.libero.it/milano/oncologia-counseling251011.html
La terapia
L’intervento psicoterapeutico assume diverse e articolate conformazioni: molte le scuole di
pensiero, molti gli approcci clinici, molte le pratiche tecniche. Abbastanza frequenti i contagi e le interazioni ma molto frequenti anche le rivendicazioni di una purezza originaria del pensiero e di una ortodossia rimasta fedele.
Ogni terapia, peraltro, prende le mosse e motiva il suo intervento sulla base di una diagnostica, di una verifica, cioè, quale ne siano gli aspetti, di una qualche patologia, di un danno, una disfunzione, una rottura, una problematica che impedisce alla persona una normale esistenza.
Alcune terapie presuppongono che la consapevolezza, il prendere coscienza, sia basilare per poter guarire, altre si rivolgono con maggior interesse a come si può stare meglio, prescindendo da una lettura causale del malessere esistente, altre impostano degli interventi che non richiedono la partecipazione e il coinvolgimento profondo della persona. Non casualmente la persona trattata
viene comunemente identificata come “paziente”, con esplicito e voluto richiamo all’attività sanitaria, clinica. Che, appunto, va alla ricerca del danno, coglie il sintomo, fa una diagnosi e una prognosi secondo un inquadramento preciso e verificabile, lo cura impostando un percorso verso la guarigione.
Essenziale, nella terapia psicologica o psicoterapia, la costruzione di una relazione fra lo psicoterapeuta e il suo paziente che sia effettivamente un’alleanza capace in sé di veicolare e rendere significativamente terapeutico l’operato dello psicoterapeuta stesso. È la relazione che dona e garantisce senso ed efficacia ai vari movimenti tecnici, è il percorso che gradualmente permette ai due partecipanti di riformare una nuova e diversa attuazione della persona che, poi, poco per volta, si rivolgerà ad una riconquistata autonomia.
Il tempo è fondamentale nell’azione terapeutica: viene letto nella costituzione del sintomo, si dipana ad avvolgere l’andamento dei diversi incontri, li scadenza promettendo e istituendo ritualità, li raccoglie in un percorso in qualche termine immaginato e previsto ma poi, ovviamente, divenuto reale e unico nel suo stesso farsi. Lo psicoterapeuta conosce il suo metodo, applica la sua impostazione scientifica, rende conto alla sua comunità riconosciuta per operare liberamente, in questo quadro, facendo del suo lavoro con l’altro un percorso unico per una persona unica.
Nell’attesa di doversi rivedere in un percorso impostato concordemente, l’assenza o il ritirarsi del paziente viene abitualmente letta come drop out o rottura del rapporto terapeutico, una sorta di fallimento o denuncia dell’alleanza stipulata. Analogamente, viene prefigurata e poi realizzata la conclusione del percorso, la sospirata “guarigione”.
Il coaching
L’intervento di coaching è anch’esso un intervento  che dura nel tempo ma non necessariamente deve prevedere una conclusione. Può essere interpretato come la pratica, e la 2 diffusione, di un certo stile di lavoro, uno specifico modo di guidare, di fare leadership, può essere un’attività esercitata dal capo per sviluppare le capacità della sua squadra e ottenere, dunque, i risultati desiderati, può essere un intervento dedicato a una persona in particolare per portare al massimo il suo rendimento lavorativo. Ma il coach può anche porsi come riferimento, in qualche modo “maestro” del più giovane, (più precisamente il mentore in questo caso), oppure come tutor capace di impostare e seguire un percorso di apprendimento e di crescita. Addirittura spesso si fa riferimento al coaching intendendo rifarsi genericamente a ogni criterio ed esercizio di formazione. In sostanza, nel coaching ci si affianca alla persona condividendo una buona conoscenza della sua personalità e del suo stile e analizzando assieme le necessità e le occasioni offerte dal contesto, prima di tutto lavorativo ma anche personale o personal professionale.
In ognuna delle sue possibili applicazioni, il coaching richiede e presuppone un forte interesse all’apprendimento e alla crescita personale e professionale, in vista di una buona interazione nel contesto lavorativo e anche come fattore di successo, cerca di modellarsi sulle caratteristiche e sulle esigenze specifiche della persona coinvolgendola alla ricerca di una più piena auto consapevolezza. Integra e assume il pensiero del “corso” di formazione nell’idea di un “percorso” permanente intervallato da incontri, verifiche, supporti, autoformazione, studio, leve e occasioni da attivare nello scorrere del quotidiano, addestramento personalizzato nel reagire agli ostacoli e all’individuazione di risorse e soluzioni adeguate.
Orientato allo sviluppo delle conoscenze e delle capacità, il coaching ha sempre in mente l’individualità della persona che tiene sott’occhio seguendola via via nella sua evoluzione facendo della conoscenza della sua storia il serbatoio privilegiato degli strumenti da mettere in atto. In una battuta: formazione personalizzata.
Il counseling
L’intervento di counseling è, invece, un affiancamento alla persona per guardare al suo quesito con occhi diversi, orientati al futuro, cercando di individuare le risorse necessarie affinché l’altro torni a essere protagonista autorevole della sua vita.
Il counselor non si occupa di conoscere e riconoscere le forme del malessere né, tanto meno, della patologia. Non fa diagnosi e non se ne  cura, non perché non abbiano senso o non risultino utili o vere: più semplicemente, per un intervento di counseling non sono rilevanti. Il counseling non è una forma blanda di terapia che può essere utilizzata solo nei cosiddetti “casi lievi”: per queste situazioni, sono già presenti e  ben lucidate nel panorama scientifico, molte terapie e molti succedanei della terapia. Il counseling può essere usato con qualunque persona che si trovi in un dilemma esistenziale e che cerchi un appoggio per uscirne verso un futuro più
appagante. Il dilemma non richiede necessariamente uno stato di malessere: ci si può interrogare se e come sistemare i genitori anziani, se mandare  un figlio in Australia per l’Erasmus, se accendere un mutuo per avviare un’impresa, se cambiare lavoro, se vale la pena di restare in quel matrimonio, se e come gestire una chemioterapia, come fronteggiare la menopausa o la caduta del desiderio … Tutte questioni, tutti interrogativi che indubbiamente possono arrecare una quantità di dolore, di sofferenza ma il dolore, la sofferenza non comportano un disturbo da curare, non è per nulla scontato che richiedano un inquadramento diagnostico, che debbano essere riguardati e letti, interpretati attraverso categorie in qualsiasi forma comunque riferite alla 3 patologia. La fatica, la sofferenza, l’incertezza,  il dolore, sono esperienze vive e quotidiane, patrimonio indispensabile di ciascuno di noi. Caratterizzano e scolpiscono la nostra esistenza, son ciò che ci modella per come siamo. Il counselor mette a disposizione la sua competenza, la sua
energia, il rigore del suo metodo, ciò che sa fare senza per questo dover ipotizzare una debolezza, una fragilità. Per costruire un pensiero che cerchi la forza, che intercetti l’energia per dare vigore a un’esistenza, non è necessaria una debolezza di partenza, una qualche minorità, l’asimmetria della relazione non significa affatto che l’altro sia in posizione down rispetto al counselor. Anzi, non può darsi intervento di counseling che non faccia leva, che non susciti, che non vada a stanare le energie: trascurate forse ma preesistenti certamente.
Ma per un corretto intervento, per sfuggire alla scivolosa attrazione della terapia se pur segreta, se pur lieve, se pur in condizioni di non gravità, occorre che il counselor abbia un pensiero e un progetto ambientati saldamente nel mondo del benessere, dell’appagamento, della pienezza dell’esistenza. È questa la novità straordinaria del counseling, è per questo che è una professione
moderna e del tutto nuova rispetto alla cultura del ’900. Nel secolo scorso, con il grandissimo genio di Freud e poi, a cascata, con le conseguenti ricerche e le scoperte scientifiche, ci si è avventurati con coraggio e senza sciocchi pregiudizi nell’universo del malessere. Lo si è conosciuto, assaporato, volta volta cercando il riscontro, l’intervento salvifico, l’uscita dal disagio intriso di
patologia. Il counseling del 2000 discende dall’esperienza di questa profonda avventura per inerpicarsi nel terreno collinare del benessere, della pienezza. In questo senso, distaccandosi nettamente dal pensiero della terapia, ne completa  l’indagine e il lavoro avventurandosi a esplorare il mondo del benessere. Che non è il capovolgimento del malessere. La felicità non è l’assenza di disturbo, si può non essere infelici e non per questo essere felici. E viceversa. La lunga discesa negli abissi del disagio ci richiede, oggi, di completare con la stessa urgenza, la stessa serietà, lo stesso rigore, un’esplorazione nel mondo dell’appagamento. Dove non possiamo aggirarci con scioltezza fino a che non ne possediamo le coordinate, con che passo avanzare, come e dove mettere il piede, soprattutto: verso dove?
Nel mondo degli abissi ci si rivolge alla luce per emergere dalle acque, ma una volta emersi,ver so dove, come muoversi? Dove trovare i propri segnali per aggirarsi all’asciutto? E poiché non si può agire se non ne abbiamo il pensiero, il counseling si propone, appunto, come intervento moderno, di un mondo evoluto, per conoscere, immaginare, pensare un benessere, sentire in bocca il sapore della pienezza, allargare il respiro per un’estensione commovente dei polmoni.
Incontrandosi sul bordo delle acque, il counseling  rende omaggio alla ricerca terapeutica proseguendone l’azione di reintegro della persona nella sua più piena umanità, avventurandosi con lei a cogliere e impadronirsi di un futuro alto, di un mondo con il sole, le nuvole e le montagne. Un intervento tonico che fa del dilemma un’occasione di vita, che lascia rapidamente la mano dell’altro affinché sia e si sappia del tutto libero, rinunciando perfino a conoscerlo, ad avere riscontri, a saperne gli esiti pur che sia nuovamente, (forse per la prima volta?), protagonista alto e autorevole della propria esistenza.

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