la dottoressa Lafasciano svolge attività di psicologo a bari

Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

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Linguaggio e disturbi

Esiste una gerarchia di fattori comunicativi che permette di classificare il ritardo di acquisizione o la perdita del linguaggio secondo turbe della spinta volitiva, dei mezzi cognitivi o degli strumenti periferici di ingresso e di uscita dei messaggi.
1) La spinta volitiva garantisce la quantità dei messaggi. Poiché un messaggio dipende in origine da una modificazione ambientale (esterna o interna alla persona) e dalla presenza di altre persone cui inviare il messaggio, deriva di conseguenza che il desiderio o la necessità di comunicare dipendono dalla socializzazione e dagli stimoli ambientali. I soggetti deficitari in tale settore sono coloro in cui si riscontra un danno funzionale psicoaffettivo o socioculturale.
2) Il secondo fattore, gerarchicamente subordinato al primo, è rappresentato dai mezzi cognitivi, correlati all’elaborazione ed integrazione delle informazioni in arrivo fra loro e con quelle preelaborate e memorizzate. Il deficit in questo settore prevede perciò un danno organico encefalico. I mezzi cognitivi garantiscono la qualità o il grado di sofisticazione dei messaggi in uscita o di accettabilità e sofisticazione in ingresso.
3) Il terzo fattore è rappresentato dagli strumenti periferici che attuano il contatto con l’esterno in entrata ed uscita. Gli strumenti di ricezione sono rappresentati dagli organi sensoriali, che consentono la trasformazione di stimoli fisici-meccanici in stimoli nervosi-biologici, e dalle vie sensoriali centrali, sede della percezione e dell’elaborazione degli impulsi nervosi (processi percettivo-gnosici). Gli strumenti di produzione sono rappresentati dagli apparati muscolari e dai loro supporti meccanici, che consentono la trasformazione dí stimoli nervosi ín stimoli fisici, e dal loro coordinamento (processi prassici). Gli strumenti periferici garantiscono l’uscita e l’entrata di messaggi quali-quantitativamente preformati che risultano perciò deficitari in presenza di danni organici dei sistemi sensoriali o delle strutture esecutive.

Le turbe del linguaggio caratterizzano, secondo la foniatria, sei gruppi patologici: íl mutismo afasico, il mutismo anartrico, il mutismo oligofrenico, il sordomutismo, il ritardo semplice di linguaggio (e la disfasia evolutiva), l’audimutismo (carenziale, nevrotico o psicotico).

La sindrome afasica (afasia) prevede l’alterazione dei canali comunicativi per danno organico centrale acquisito, a livello della codificazione o de-codificazione dei messaggi (aree corticali del linguaggio). La sindrome anartrica è rappresentata dall’assenza o dalla diminuzione (disartria) delle abilità fonoarticolatorie da lesione organica del primo motoneurone o motoneurone centrale. La sindrome oligofrenica è caratterizzata da ritardo di acquisizione o da regressione della comunicazione verbale, secondaria ad un’alterazione organica centrale, essenzialmente rappresentata da una diminuzione della popolazione neuronale. Viene anche definita come ritardo secondario di linguaggio. Il sordomutismo implica una ridotta acquisizione del linguaggio verbale per danno uditivo neurosensoriale alla nascita. Il ritardo semplice di linguaggio è caratterizzato da una ritardata evoluzione delle competenze fonologiche e morfosintattiche nella produzione linguistica, accompagnata spesso da ritardo nell’epoca di comparsa delle prime parole. Non sono presenti alterazioni organiche a carico del sistema nervoso centrale, né turbe psicoaffettive o socioculturali.
L’audimutismo comprende infine tutte le alterazioni comunicative legate a turbe psícoaffettive e socioculturali.

La valutazione delle competenze linguistiche prevede l’analisi degli ingressi (comprensione) e delle uscite (produzione) comunicative, attraverso lo studio delle competenze fonetiche, fonologiche, morfologiche, lessicali, sintattiche e semantiche. Le turbe dell’acquisizione del linguaggio in età evolutiva possono essere messe in relazione a:
a) disordini percettivi relativi all’informazione che deriva dal canale uditivo e articolatorio, che agirebbero ostacolando il raggiungimento dello stadio rappresentativo a livello di significante o a livello di significato, interferendo sul processo di formazione del segno linguistico;
b) disordini culturali e ambientali che potrebbero aver determinato un impoverimento del codice, o non compensato una sua meiopragia congenita (il central language imbalance degli autori anglosassoni);
c) disordini dell’intenzione comunicativa, nel contesto di ridotte prestazioni intellettive, di disordini uditivi (sordomutismo) o motori (paralisi cerebrali infantili), di disordini relazionali;
d) disordine specifico di linguaggio, o disfasia, in cui esisterebbe un divario tra la prestazionalità generale e le competenze linguistiche. Nei casi piú lievi tale compromissione è limitata alle competenze fonologiche e la comprensione verbale è buona, ma nei casi piú severi si aggiunge un disordine delle competenze sintattiche e semantiche, con compromissione anche della comprensione.
Fra le turbe del linguaggio possiamo includere anche i disturbi dell’articolazione, le turbe della lettoscrittura
(dislessia) e i disturbi della fluenza verbale o disfemie (turbe della parola: balbuzie, tumultus sermonis o tartagliamento).

Fonte: http://www.parodos.it/dizionario/disturbidellinguaggio.htm

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