la dottoressa Lafasciano svolge attività di psicologo a bari

Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

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…la forza della parola

L’incredibile forza della parola. Non solo Freud fa parte, a pieno titolo, della cultura del Novecento. C’è qualcosa di eccedente: la sua avventura teorica, culturale e scientifica fa parte ormai della nostra sensibilità, del nostro modo di pensare il mondo e gli eventi dell’anima. Il gesto di Freud, in un certo senso, ha inaugurato un altro modo di inoltrarsi nel labirinto della memoria, di interrogare la soggettività, il nostro sentire. Non siamo più padroni in casa nostra. Non siamo più innocenti.

Quel principio di identità che abbiamo sempre inseguito è il risultato precario di un processo psichico inimmaginabile. Freud in definitiva si occupa dell’alterità, dell’altrove, dell’alterazione, dell'”altra scena” che convivono, silenziosamente o clamorosamente, nella soggettività. I saperi con cui teniamo insieme le nostre certezze vacillano. Ecco la straordinaria modernità del pensiero freudiano.

Freud è un protagonista della cultura e della scienza del Novecento, pur rimanendo ai margini. O meglio: tenuto ai margini per le sue origini ebraiche, così feconde e determinanti per il suo percorso intellettuale, e tenuto isolato per il fa-stidio che arrecava alla scienza accademica dell’epoca.

Spesso si dimentica che egli ha dedicato gli ultimi 15 anni della sua vita a esplorare, con gli strumenti teorici che aveva acquisito, il “disagio della civiltà”: disagio sociale e al contempo soggettivo che poi si è “realizzato” in guerre devastanti, totalitarismi, campi di concentramento. Il suo è uno sguardo lungimirante verso gli orizzonti dell’umanità senza voler essere una visione del mondo. Non a caso ama definire la psicanalisi come “portatrice di civiltà”. Il suo gesto è animato da una vera e propria passione etica.

È un pensiero attuale o inattuale? Direi “fattuale” perché egli parte, in ogni sua tappa, dalla concretezza dell’osservazione scientifica, ossia da “fatti” psichici che egli stesso definisce “entità a stento afferrabili”. Si tratta della parola e della sua incredibile efficacia, assunto su cui ha tanto insistito quel grande psicanalista, rigorosamente freudiano, che è stato Jacques Lacan. Freud è anche l’inventore di una nuova pratica, quella della psicanalisi: l’ascolto, il racconto, l’interpretazione, il transfert. Che cosa resta oggi della clinica freudiana? Molto, direi quasi tutto, se si tratta (davvero) di psicanalisi. Se si tratta cioè di una cura della parola che si addentra nella soggettività per individuare e trasformare quelle che sono le strutture portanti, l’architettura inconscia.

Il pensiero freudiano non ha mai voluto essere un sistema teorico chiuso, dogmatico. La vera eredità freudiana consisterebbe nel reinventare la psicanalisi, risituandola a pieno titolo e a pieno diritto nell’attuale dibattito clinico e culturale. Spesso oggi si preferisce, per comodità, assecondare l’enfasi scientista che assegna alle neuroscienze e alla neurobiologia una sorta di ruolo onnipotente. Curioso, Freud all’inizio era partito proprio da lì. Ma il dialogo è aperto.

Di Giancarlo Ricci
Fonte: http://www.repubblica.it

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