la dottoressa Lafasciano svolge attività di psicologo a bari

Studio di Psicologia dott.ssa Francesca Lafasciano

Opening Hours : Lun-Ven / 14,30-19,30 (su appuntamento)
  Contact : 349 64 48 816

La risoterapia

Che ridere faccia bene alla salute ormai è noto a tutti. Ma forse non tutti sanno che a sostegno del potere benefico della risata sono stati effettuati, soprattutto in questi ultimi anni, numerosi studi clinici che hanno dimostrato come un atteggiamento ottimistico verso la malattia aiuti il processo di guarigione per diverse malattie.
Anche per quanto riguarda l’approccio a una patologia così diffusa e complessa come il cancro sono sempre più frequenti le testimonianze di medici e pazienti che descrivono come il ricorso all’ironia aiuti ad affrontare meglio la malattia e contemporaneamente contribuisca a infondere fiducia nella ricerca.

Un po’ di storia… Il caso Norman Cousin
Risalgono agli anni ’60 e ‘70 i primi studi condotti negli Stati Uniti che hanno messo in risalto le virtù terapeutiche della risata.
Da un punto di vista scientifico le prime conferme arrivano negli anni ‘80 con il caso eclatante del giornalista scientifico Norman Cousin, che ha fatto rivalutare gli studi sugli effetti delle emozioni sul sistema immunitario. Il giornalista, colpito da spondilite anchilosante, una malattia alla cui origine c’è un’alterazione delle articolazioni che porta progressivamente alla paralisi e poi alla morte, decise di curarsi in modo insolito: ridere “nutrendosi” per tre-quattro ore al giorno di film comici e assumere per flebo 25 grammi al giorno di vitamina C. Smentendo ogni previsione Cousin è guarito completamente nell’arco di un solo anno.
La risata è sempre stata importante nel corso della storia dell’uomo perché si associa simbolicamente alla vita e alla fecondità e dunque a tutto ciò che concerne la sfera del piacere, della gioia di vivere, della sessualità. È perciò, per sua stessa natura, contrapposta alla morte e rappresenta una risposta del corpo che ride esso stesso e ridendo si rilassa.
Un recente studio canadese ha provato scientificamente che il buonumore mette al riparo dalle infezioni determinando una minor riduzione dell’immunoglobulina A, un anticorpo che nell’ambito del sistema immunitario svolge la funzione di neutralizzare corpi estranei come virus e batteri.

Gelotologia e psiconeuroendocrinoimmunologia
La gelotologia (dal greco ghelos=riso e logos=scienza) è una nuova disciplina che studia in maniera sistematica l’attività del ridere, del buonumore e del pensiero positivo come rimedio a numerosi disturbi e malattie psicofisiche.
Essa si basa sugli studi di psiconeuroendocrinoimmunologia (P.N.E.I.) che hanno sostanziato l’influenza diretta degli stati mentali e delle emozioni sul sistema immunitario e viceversa.
Anche la PNEI è una disciplina di nascita relativamente recente, che basa le proprie teorie e i propri metodi sulla convinzione che i vari sistemi (psichico, neurologico, endocrino e immunitario) interagiscano tra loro per il raggiungimento di un’omeostasi (equilibrio) interna dell’organismo. Secondo questo presupposto se mente e corpo sono in grado di interagire, non risulta difficile accettare l’idea che l’umore (inteso come disposizione mentale, più o meno positiva, all’interpretazione degli stimoli) possa regolare, o quantomeno influenzare, il sistema nervoso centrale, quello ormonale e quello immunitario.
La gelotologia ha scoperto che grazie alle risate si attivano delle strutture nervose periferiche che producono le endorfine, delle sostanze chimiche dotate di una potente attività analgesica ed eccitante che esercita sul corpo umano un effetto simile alla morfina e alle altre sostanze oppiacee.
L’aspetto più interessante delle endorfine sta dunque proprio nella loro capacità di regolare l’umore. Esse infatti vengono rilasciate dal nostro organismo in situazioni particolarmente stressanti come forma di difesa in modo da poter sopportare meglio il dolore sia fisico sia psicologico.
Si può quindi dire che le endorfine sono in grado di regalare piacere, gratificazione e felicità aiutando a sopportare meglio lo stress.

Le ragioni scientifiche degli effetti benefici della risata
Ridere coinvolge tutte le parti del corpo umano: il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la pressione arteriosa diminuisce e i muscoli si rilassano. Anche la chimica del sangue si modifica e tanto più la risata è esplosiva e spontanea tanto più si verifica una generale caduta della tensione che si manifesta con una sensazione di liberazione che coinvolge tutti gli organi e le funzioni corporee che si regolarizzano.
Ciò dipende dal fatto che ridere stimola l’aumento delle beta-endorfine (sostanze fisiologiche che hanno sull’organismo lo stesso effetto degli oppiacei) da parte del cervello e del cortisolo (ormone che regola la risposta allo stress) per mezzo delle ghiandole surrenali, generando una sensazione di benessere e assenza di dolore.
La risata agisce dunque sul sistema circolatorio, muscolare e soprattutto su quello immunitario tramite le giunzioni neuroendocrine che, collegando il cervello ai linfociti (cellule del sangue che hanno il compito di reagire in modo specifico nei confronti di qualsiasi agente estraneo, o antigene), ne stimolano la produzione.
Come è indicato nella sezione psicosomatica, corpo e mente non sono due mondi separati, ma sono due parti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno: l’uomo nella sua unità somato-psichica. È ormai provato che il buon umore e la fiducia rafforzano l’organismo aumentando le difese immunitarie, mentre stati depressivi favoriscono l’insorgere di malattie ed il loro aggravamento.

Patch Adams e la clownterapia
La nascita della clownterapia si deve al Dottor Hunter “Patch” Adams, reso celebre in tutto il mondo da un film che porta il suo nome interpretato da Robin Williams (Patch Adams, 1998).

Il dottor Adams ha iniziato a formulare una teoria sulla felicità partendo dalla sua esperienza negativa che l’ha visto, appena adolescente, ricoverato in una clinica per malattie mentali a causa di una depressione che lo stava conducendo al suicidio. Proprio partendo dalla sua sofferenza Adams ha intrapreso degli studi sui pazienti ricoverati in ospedale cercando di capire che cosa potesse dar loro gioia. Decise così di iscriversi alla facoltà universitaria di Medicina dove subì una forte delusione nel constatare che gli studenti erano costantemente incoraggiati a vivere un atteggiamento di distacco con il paziente.
Adams cercò di ribaltare questa tendenza lottando perché la malattia e il paziente diventassero il punto centrale dell’attenzione dei medici. Con la consapevolezza che il riso porti degli enormi benefici agli ammalati Adams iniziò a girare per i reparti degli ospedali vestito da clown e il suo sogno prese pian piano forma: realizzare una casa-ospedale dove poter curare gratis i malati e adottare terapie alternative a quelle tradizionali basate sulla ricerca del benessere.
È così che Adams, con la collaborazione di alcuni amici, riuscì a realizzare nel 1983 nelle montagne del West Virginia il Gensuhndeit Institute (Gensuhndeit è un termine tedesco che vuol dire salute) secondo quelli che erano stati da subito i suoi desideri: un ospedale e centro di salute gratuito concepito e organizzato come una casa accessibile a tutti dove le cure mediche sono integrate da attività ludiche.
“Patch” Adams punta a indurre un atteggiamento mentale positivo nelle persone che soffrono dimostrando come lo stato emotivo giochi un ruolo significativo nel decorso della malattia. Presso la sua struttura, quindi, il buon umore, la gioia e la creatività sono parti integranti della cura, i pazienti e i dottori si relazionano sulla base della fiducia reciproca e ciascun paziente riceve molto tempo e attenzione da parte dei medici.

Il clown-dottore
Il ruolo del clown-dottore può essere svolto sia da clown professionisti sia da volontari e, in alcuni casi, anche dal personale medico. Egli va a visitare i pazienti e dopo aver trasformato, con piccoli accorgimenti scenografici, la camera in uno spazio teatrale tenta di farla percepire al malato come un luogo sicuro dove il riso si fa strumento di una gioia sicura e arma per distogliere l’attenzione dalla malattia.
L’importanza della figura del clown-dottore si estende dal paziente a chi lo cura e soprattutto a tutta la famiglia.

Clownterapia nel mondo
La clownterapia si è diffusa negli ultimi anni in moltissimi ospedali di diversi Paesi tra cui: Francia, Olanda, Svezia, Gran Bretagna, Germania, Israele, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Sudafrica. Le forme di comicoterapia adottate sono state di diversi tipi: alcuni medici hanno scelto di far entrare i clown nelle corsie, altri hanno formato dei corsi ad hoc di comicoterapia per il personale medico-infermieristico e in alcuni ospedali sono state create delle minibiblioteche comiche itineranti.
Un modo nuovo per mettere al centro i pazienti come persone rendendoli consapevoli che ci sono dei metodi migliori della mortificazione e della sofferenza psicologica oltre che fisica per affrontare le malattie.

Alcuni esempi significativi:
Health Sciences University (Oregon): i ricoverati sono accuditi da infermieri del sorriso che girano per i reparti con adesivi sui camici che portano la scritta: “Attenzione il buonumore può essere pericoloso per la tua malattia”;
Saint John Hospital (Los Angeles): televisori a circuito chiuso che trasmettono 24 ore su 24 solo materiale comico;
Fondazione Marcus McCausland (Sudafrica): a disposizione degli ammalati di cancro reparti di terapia del riso con nastri, video, libri ed esperti di comicità;

La clownterapia in Italia
In Italia i primi interventi dei clown-dottori in corsia risalgono agli anni ’90 e, per una lunga fase, sono stati rivolti esclusivamente ai bambini. Solo in questi ultimi anni alcuni ospedali hanno dato la possibilità alle associazioni di clownterapia di entrare anche nei reparti dove si trovano gli adulti.
Le varie associazioni che operano oggi in Italia si distinguono per approcci differenti che vanno dalla formazione di clown volontari a veri e propri laboratori del sorriso. Alcune associazioni offrono una forma di comicoterapia passiva, dove i clown fanno degli spettacoli ma i pazienti non partecipano attivamente con proprie proposte; altre, invece, propongono una partecipazione attiva dei malati che scelgono i materiali comici da usare e in alcuni casi vengono spronati a far ridere loro stessi.
Molte regioni hanno proposto di regolamentare e incentivare il servizio di comicoterapia, dato il successo medico e psicologico riscontrato affinché diventi una pratica stabile negli ospedali e un valore aggiunto nel Sistema
Sanitario. Proprio a questo proposito è al vaglio una proposta di legge che propone l’istituzione del servizio di gelotologia in tutti gli ospedali regionali dopo una prima fase di verifica sperimentale.
Nel 1997 è stato introdotto presso l’Ospedale Pediatrico “Anna Mayer” di Firenze il progetto pilota “Clown in corsia”. L’iniziativa ha riscontrato un enorme successo sia dai bambini sia dai medici sia dai familiari tanto da ricevere il sostegno della Regione Toscana, del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, dell’Associazione Armonia e dell’Ente Teatrale Italiano. Il progetto è stato realizzato da “Soccorso Clown” che si avvale di attori professionisti e plurispecializzati che utilizzano tecniche atte a sdrammatizzare i drammi della vita dei piccoli pazienti, un vero e proprio supporto psicologico che agevola i trattamenti medici e diminuisce l’ansia e la paura legate alla degenza. Il metodo di lavoro si differenzia a seconda della grandezza dell’ospedale e del reparto e può riguardare un intervento faccia a faccia con il bambino o con più bambini riuniti insieme. Il servizio si adopera anche per i pazienti lungo degenti e per i familiari con l’obiettivo di favorire la relazione tra bambino e genitori e tra questi e la struttura ospedaliera.

Successi terapeutici
Una ricerca internazionale realizzata dall’Ospedale Meyer di Firenze ha dimostrato che l’intervento dei clown in corsia messa in atto da Soccorso Clown ha ridotto del 50% l’ansia nei bambini sottoposti a interventi chirurgici. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pediatrics, ha preso in esame 40 bambini di età compresa fra i 5 e i 12 anni che dovevano sottoporsi a intervento di chirurgia minore in day-surgery. La metà di questi, selezionata a caso, veniva accompagnata in sala preoperatoria da due professionisti clown e da un genitore, mentre l’altra metà entrava con la sola compagnia di un genitore.
Nel gruppo sperimentale due clown-in-corsia avevano già conosciuto il bambino in reparto. In sala operatoria il bambino veniva addormentato dagli anestesisti mentre era distratto da giochi e dalle magie dei clown-in-corsia di Soccorso Clown. Successivamente con degli specifici test psicologici è stata misurata l’ansia del bambino e del genitore e sono state fatte interviste a genitori, clown-in-corsia, nonché a medici e infermieri della sala operatoria.
I risultati ottenuti hanno appunto indicato che l’ansia dei bambini accompagnati dai clown-in-corsia diminuiva quasi del 50% e i bambini, all’avvicinarsi dell’anestesia, non presentavano un innalzamento della paura come invece succedeva a quelli senza Soccorso Clown.
Anche all’Ospedale SS. Annunziata, a Forcella, nel reparto di pediatria operano dei clown. Fanno parte della cooperativa ‘Le Nuvole’, una gruppo di artisti professionisti che lavorano al progetto “Guarir dal ridere”. La reazione presso i bambini ricoverati è stata straordinaria e un sorriso è nato anche sul volto dei ricoverati nel reparto oncologico.

Testimonianze dei medici

● “Diminuendo lo stress da paura e sofferenza si riduce notevolmente anche il bisogno dei farmaci. I dati parlano di una riduzione del 50% circa della degenza e di un 20% dell’uso di anestetici” (Prof. Mario Farnè docente di Psicologia medica presso l’Università di Bologna).
● “Non avevo mai visto, né credo sia mai stato provato niente del genere. La biopsia ossea è un esame molto doloroso che normalmente si fa in sedazione più o meno profonda, ma in questo caso, considerate le condizioni complessive della bambina abbiamo tentato con Soccorso Clown e il risultato è stato straordinario sotto il profilo psicologico e fisico: la bambina non si è mai spaventata né ha gridato o pianto” (Dott. Andrea Masseri del Servizio di terapia del dolore dell’Ospedale Meyer di Firenze).
● “La presenza con regolarità del Soccorso Clown presso il reparto di Oncologia pediatrica si è rivelata di grande aiuto per i piccoli ricoverati, nonché per i genitori che prestano assistenza. Si ritiene indispensabile non interrompere questo servizio per la salute psichica del bambino, nonché per una maggiore compliance (accettazione e conseguente osservanza da parte del paziente delle prescrizioni del medico) alle terapie, elementi necessari al miglioramento generale dei piccoli pazienti” (Prof. Manuel A. Castello primario della Sezione di Oncologia pediatrica dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma).
● “Il Servizio del Soccorso Clown ha mostrato di essere indispensabile per i nostri bambini che sono ricoverati nella Divisione di Oncologia pediatrica e in tutti gli altri reparti dove sono stati presenti. Ci auguriamo che questo servizio non solo non venga mai interrotto, ma che debba essere intensificato” (Benilde Mauri, presidente dell’Associazione Genitori Oncologia pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma e Sig.ra Abruzzetti, presidente dell’Associazione Genitori Amici di Marco del reparto di Oncologia del Policlinico Umberto I di Roma).

Fondazione Theodora
La Fondazione Theodora nasce a seguito dell’esperienza svizzera dei cosiddetti “Dottori Sogni” che iniziano la loro attività nel 1993. Sono inizialmente due fratelli, André e Jan Poulie, che lavorano in memoria della loro madre Theodora.
La prima visita italiana di un Dottor Sogni risale al maggio del 1995 quando, grazie alla Fondation Theodora, il Dottor “Strettoscopio” è andato a trovare i bambini ricoverati all’Istituto dei Tumori di Milano.
Il successo di questa iniziativa porta a numerose richieste di visite da parte degli ospedali e, per visitare un numero di bambini sempre maggiore, nel 1999 si costituisce la Fondazione Theodora Onlus regolarmente iscritta al registro delle imprese, con lo scopo di organizzare e finanziare gli incontri settimanali dei Dottor Sogni.
I Dottor Sogni si recano di camera in camera per visitare i bambini chiedendo il permesso prima di entrare. Indossano un camice bianco vivacizzato da peluche, disegni e colori che rendono più facile entrare in contatto con il bambino facendogli capire che quello che hanno di fronte non è un vero dottore. Gli artisti coinvolgono il bambino nell’improvvisazione permettendogli così di dimenticare – almeno per un po’ – l’ambiente ospedaliero.

Clown One Italia Onlus
Le origini di Clown One Italia Onlus risalgono al 1994 grazie all’incontro con Patch Adams. L’associazione viene poi fondata a Milano nel 2000 e raccoglie attorno a sé clown ambasciatori del sorriso, medici, volontari e altri animatori per offrire un pronto intervento clownesco nelle emergenze umanitarie.
L’Associazione ha scopo di solidarietà e in particolare si occupa di assistenza sociale e sociosanitaria, beneficenza, sostegno ai bambini malati e di tutti coloro che hanno difficoltà personali e sociali dovute a fenomeni di emarginazione, ad attività educative e assistenziali e di tutela dei diritti civili di soggetti svantaggiati e malati.
L’attività di Clown One Italia Onlus consiste nella:
● Promozione e realizzazione di Missioni umanitarie, di Conferenze e dibattiti di approfondimento su temi umanitari e di ambito transculturale dei Paesi in via di sviluppo;
● corsi di formazione di volontari-clown per le missioni di pace;
● utilizzo di tecniche teatrali, cinematografiche e fotografiche per l’intervento diretto verso soggetti svantaggiati.

Ridere per vivere: rapporto tra reazioni psicosomatiche, stress emotivo e cancro
Ridere per vivere. È questa la filosofia di Branko Bokun, antropologo e studioso di psicologia sociale, e il titolo del suo libro (Mondadori, 1997) dove si analizzano innanzitutto le strategie per combattere lo stress e in generale per vivere meglio.
Bokun descrive i poteri benefici della risata per combattere il cancro entrando nel merito scientifico. Secondo l’autore alla base delle reazioni emotive prodotte dal nostro cervello c’è una sovrabbondante secrezione di neurotrasmettitori da parte del sistema nervoso simpatico e degli ormoni delle ghiandole surrenali. Sia questi neurotrasmettitori sia gli ormoni vanno ad aumentare l’attività di un gruppo di cellule a svantaggio di altre cellule e organi. Inoltre, l’aumento della secrezione ormonale, provoca una diminuzione dei globuli bianchi normalmente deputati a impedire lo sviluppo delle cellule cancerose. Se si ha un sistema immunitario sano e dunque ben funzionante esso riconosce con facilità le cellule cancerose e, o le elimina, o ne impedisce la riproduzione.
La teoria dell’antropologo è che tutti possono avere una qualche forma di cancro ma, proprio perché protetti dal sistema immunitario, alcuni di noi non lo sviluppano mai o lo bloccano proprio grazie alle difese naturali dell’organismo.
I motivi per cui un cancro può svilupparsi possono essere diversi: un virus, degli agenti chimici o delle radiazioni. Accade che quando le difese immunitarie si abbassano si possono verificare dei cambiamenti patologici in una cellula e in un corpo sovraffaticato si riduce l’efficienza dei meccanismi di autoripristino delle cellule danneggiate. Un danno non riparato del DNA di una cellula può trasformarla in una cellula maligna.
Oggi si ricorre alla risoterapia anche in alcuni ospedali che curano patologie gravi come il cancro. Le prime ricerche al riguardo sono state condotte negli Stati Uniti, dove, a seguito dell’esperienza positiva di Norman Cousin, sono stati messi a disposizione dei pazienti veri e propri “reparti risate”.

La teoria del “blocco da piacere”
La teoria “blocco del piacere” è stata sviluppata dalla ricercatrice statunitense Janet Hranicky, secondo cui quando una persona si ammala di tumore o sa di avere una familiarità per il cancro, perde la voglia di ridere e di gustarsi i piaceri della vita. Allo stesso modo se si perde la voglia di vivere e il senso dell’umorismo è molto più facile, se si è già ammalati, peggiorare o altrimenti contrarre il cancro.
La dottoressa lavora presso il Simenton Cancer Center che ha anche una sede italiana dove si sperimenta un metodo particolare di approccio alle cure basato principalmente sulla riscoperta della gioia di vivere e di ridere.

David Spiegel: Terapia di gruppo per pazienti oncologici
David Spiegel, della Stanford School of Medicine, ha discusso nel suo libro “Terapia di gruppo per pazienti oncologici” (McGraw-Hill, 2003) gli effetti benefici di una terapia di gruppo nei malati di cancro, sottolineando l’importanza di un valido supporto emozionale nell’affrontare importanti patologie.
Le patologie neoplastiche hanno delle importanti implicazioni psicosociali e per questo motivo da molti anni suscitano interesse clinico e di ricerca nell’ambito della psiconcologia. Le ripercussioni sull’immagine corporea di una malattia come il cancro accompagnate a stati emozionali intensi, quali per esempio ansia e depressione, nonché i temi legati al significato dell’esistenza, del vivere e del morire, i possibili cambiamenti nelle relazioni familiari e interpersonali, sono solo alcuni dei problemi con cui il malato deve confrontarsi.
Lo sviluppo di programmi psicoterapeutici orientati in tal senso è diventato una necessità clinica all’interno dei programmi di cura oncologica. Sono solo pochi anni che i programmi di gruppo si sono diffusi come strumenti con finalità psicoterapeutiche, ovvero di cura della sofferenza psicologica secondaria al cancro. È proprio in quest’ottica che la terapia supportivo-espressiva diventa determinante per le sue caratteristiche di facilitazione dell’espressione dei vissuti emotivi, del supporto reciproco tra i membri del gruppo, dell’identificazione di stili più adattivi per affrontare la malattia e per focalizzarsi sui temi esistenziali scatenati dal cancro.
La validità del modello della terapia supportivo-espressiva, sviluppato a Stanford da David Spiegel, è stata confermata da numerosi studi di efficacia compresi i trial clinici randomizzati. Il manuale si rivolge agli esperti del settore ed entra nel merito delle dinamiche esistenziali legate al cancro e delle modalità più utili e scientificamente provate per affrontare in un contesto di gruppo tali problemi.

Esperimento: malate terminali di tumore al seno e supporto psicologico
Nel 1989 David Spiegel è stato autore di un esperimento individuando un gruppo di donne malate terminali di tumore al seno in cura tutte con gli stessi farmaci e dagli stessi medici. Le donne sono state divise in due gruppi: a metà di loro è stata data la possibilità di incontrarsi ogni settimana per scambiarsi opinioni sulla loro condizione in modo da poter esprimere liberamente quello che stava loro accadendo. All’altra metà sono state somministrate le cure senza sostegno psicologico. Le donne che hanno avuto la possibilità di condividere le loro emozioni, hanno vissuto in media tre anni, mentre quelle del secondo gruppo soltanto un anno e mezzo.

Fonte: http://www.benessere.com/salute/arg00/risoterapia.htm

 

Sono un venditore di ombre.
A chi vendo le mie ombre?
a gente che l’ha persa
Un ombra si perde per troppa luce…
o per troppa oscurita’
Moni Ovadia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *